realizzazione per il web di Irene Lobeck
Abbiamo visto nella lezione scorsa come avviene lo sviluppo
dell'essere umano, dallo zigote fino verso i sette mesi e abbiamo notato che gli
organi genitali sono disposti nei due sessi allo stesso modo. Questa
raffigurazione mi serve moltissimo:
primo per sottolineare ai ragazzi l'importanza della discesa dei testicoli nella
speranza che, con l'informazione, non avvenga più che i medici abbiano a
scoprire, magari casualmente come a volte mi è capitato, il criptorchidismo in
adolescenti;
poi per dimostrare la complementarietà dei sessi e sfatare certi studi che
portano alla conclusione errata della sensibilità genitale femminile riposta
nell'organo embriologicamente corrispondente al pene arrestatosi nello sviluppo,
cioè nel clitoride;
infine perché mi permette di portare con facilità ai ragazzi un discorso che
non solo ritengo difficile da fare senza ferire nessuno ma addirittura inutile:
parlare di immissione del membro virile in vagina e di frictio o di stimolazione
meccanica del pene fino all'eiaculazione significa dare descrizioni tecniche che
tolgono il senso di scoperta dell'atto intimo, senza contare che sono
informazioni unilaterali perché si dimentica sempre di parlare della
stimolazione della vagina fino alla crisi secretiva, analoga alla eiaculazione,
con la conseguenza di continuare sulla falsa informazione di un rapporto a due,
seguito e descritto solo in una persona. Anche il vocabolo coito che molto
facilmente viene usato dai medici o dalle persone che si ritengono colte, e
quindi aperte, ho potuto constatare, parlando a più donne anche giovani, che
disturba ed ho dovuto in questi casi regolarmente spiegarne l'etimologia:
co-ire, andare insieme. Un atto cioè che si compie insieme in tutti i suoi vari
momenti e termina insieme. Da qui si vede come il vocabolo coito non possa, a
mio avviso, essere correttamente usato nei casi frequenti di dispareunia
(dispar-eunia = letto disuguale).
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Gli
organi genitali prima della nascita — dico ai ragazzi a scuola — constano di due
formazioni fatte come due piccole ulive i testicoli e le ovaie, poste
pressappoco alla stessa altezza nel profondo dell'addome sopra l'inguine (e li
disegno alla lavagna).
La bambina
quando nasce ha già tutte le sue cellule germinali (oociti, che maturando
diventeranno ovuli) in numero di circa 500.000, distribuite nelle due
ovaie (e le segno con dei puntini).
Queste cellule aspettano che la bambina sotto l'influenza di
vari ormoni sia cresciuta, abbia raggiunto uno sviluppo fisico tale da poter
sopportare una gravidanza [1] e poi maturano,
dividendo in una maniera tutta particolare (meiosi = diminuzione) il
corredo cromosomico così da averne non più 46 (corredo diploide) ma solo
23, cioè 22 cromosomi somatici + il cromosoma sessuale X (corredo aploide
della cellula sessuale femminile matura o ovulo).
Non tutte le cellule germinali presenti alla nascita
matureranno: molte subiranno un processo di degenerazione spontanea, sia
nell'infanzia che durante tutto l'arco della vita feconda della donna. Solo
circa 400 si trasformeranno in ovuli, uno al mese dalle prime mestruazioni alla
menopausa.
Il maschietto quando nasce, nei testicoli, che sono
fatti come un mezzo mandarino con tanti spicchi,
non ha tutte le sue cellule germinali (spermatogoni) ma solo
qualche migliaio che continueranno a moltiplicarsi durante tutto il corso della
sua vita.
Sostenute e nutrite da particolari cellule (del Sertoli)
inizieranno a maturare, come per la ragazza, alla pubertà, cioè si
trasformeranno attraverso modificazioni varie in cellule dotate di un
corredo cromosomico aploide,
quasi prive di citoplasma e munite di coda, gli spermatozoi.
Dalle gonadi partono due condotti che vengono a portarsi verso il basso e il mezzo, dietro al pube (e li disegno).
I condotti della femmina, le
tube, sono staccati dalle ovaie, che sono abbracciate dalle fimbrie: questa
disposizione è proprio adatta ad aspirare l'ovulo il quale, molto grosso,
uscirà dall'ovaio da una parte qualsiasi; le tube sboccheranno lontane l'una
dall'altra nell'utero, che disegno scavato nell'interno (la descrizione e
la funzione di questi organi si trova in "gravidanza e parto").
Nel maschio i condotti sono uniti ai testicoli [2] e si chiamano dotti
deferenti «condotti che portano da», dico ai ragazzi, «che porteranno gli
spermatozoi dai testicoli verso l'esterno». Per questa disposizione tutti gli
spermatozoi prodotti, che sono milioni, si immetteranno senza disperdersi nei
dotti deferenti. Nell'ultimissimo tratto i deferenti si uniscono ai condotti di
due formazioni laterali, le vescichette seminali, come sono impropriamente
chiamate: si ritenevano infatti serbatoi degli spermatozoi ma in realtà sono un
diverticolo dei dotti deferenti, tutto contorto e raccolto a formare un corpo
unico con la funzione di produrre liquido. (Spesso ai ragazzi non ne parlo
nemmeno, per semplicità di spiegazione).
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Lo sbocco dei deferenti avviene uno vicino all'altro su una
piccola collina, la collinetta seminale [3] la quale si trova come un'isola in
un canale, l'uretra, che provenendo dalla vescica arriverà all'esterno. In
questa zona di confluenza, tutt'attorno all'uretra si è formato addirittura un
organo con la forma di una castagna, la prostata (che disegno) la quale
nell'adulto ha la grandezza di 3-4 cm.

Anche la prostata, come l'utero, sta dietro al pube ed è fatta di tessuto elastico e muscolare tutto scompaginato da grosse ghiandole che secernono un liquido necessario agli spermatozoi. Gli spermatozoi, quando usciranno dai testicoli, saranno come tanti avannotti senz'acqua. Il liquido necessario al loro trasporto e alla loro vitalità è secreto dai dotti deferenti, dalle vescichette ma soprattutto dalla prostata (tralascio ai ragazzi le ghiandole di Cowper): è il liquido spermatico che insieme alle cellule sessuali forma il liquido seminale o sperma.
La prostata quindi è tutta traversata, dall'alto verso il basso, da un canale, l'uretra, che provenendo dalla vescica (adagiata nell'addome, sulla prostata indietro e sul pube davanti) circonda la collinetta seminale, (dove sboccano i dotti deferenti) e riceve la confluenza dei canali ghiandolari (che portano il liquido proveniente dalla prostata e da altre ghiandole) per cui diventa anche condotto genitale, terminale.
Le ragazze subito chiedono se insieme al liquido seminale esce anche l'urina (!) ed io spiego loro che, per le fibre muscolari contenute nella collinetta seminale (sfintere liscio dell'uretra) e nella prostata stessa, quando passa l'urina non può uscire lo sperma e quando passa lo sperma non può uscire l'urina, grazie alla contrazione non solo dello sfintere della vescica ma anche dello sfintere striato del primo tratto dell'uretra stessa. (Ai più piccoli dico che nell'uretra c'è una specie di valvola per cui o passa l'urina o passa il liquido spermatico.)
Disegnati i dotti deferenti che in mezzo alla prostata
imboccano l'uretra, prolungo questa in basso per alcuni centimetri e la faccio
terminare con l'orifizio di uscita dell'urina, meato urinario, fessura
verticale che nell'adulto è lunga 6-7 mm. e che diventa un foro quando passa
l'urina.
«L'uretra, che è un tubicino molto delicato [4] — dico ai ragazzi — è protetta
da un tessuto a spugna che l'avvolge, il tessuto cavernoso fatto da tante
caverne, tanti buchi (e lo disegno ai lati dell'uretra fino a un po' prima del
meato urinario, lasciandolo incompleto). In queste caverne che abitualmente sono
vuote, a causa di stimoli vari il sangue fluisce abbondante e le riempie, per
cui l'organo, che si chiama pene [5],
muta di consistenza di dimensioni e quindi di volume. Per questi mutamenti non
cadrà più piccolo e flaccido come di solito, ma cambierà anche direzione e
noi parliamo di erezione del pene».
«Gli stimoli che portano alla erezione (che è necessaria per la penetrazione
nella vagina) [6] possono essere
vari: l'abbracciare la propria ragazza ma anche vedere una giovane sculettante
(è un termine fornitomi dai ragazzi) per la strada o vedere certi films o certi
giornali, a volte l'andare in bicicletta o a cavallo o fare altri sports come la
lotta, l'andare su un autobus che scuote o ancora al risveglio al mattino per il
bisogno di urinare»[7] .
«Al termine del pene c'è una
formazione a testa di fungo messa su un po' di sghimbescio che si chiama glande
e che pure contiene un poco di tessuto cavernoso o erettile» e lo disegno
nell'ultimo tratto rimasto incompleto attorno al meato urinario. «Tutto il pene
è rivestito dalla pelle che, quando l'organo è flaccido, è sovrabbondante e
arriva con una piega a ricoprire parzialmente il glande (prepuzio)».
Nel neonato il prepuzio è più abbondante, ricopre tutto il glande al quale addirittura aderisce e si prolunga in avanti, cosa che è utile al piccolo. Nei mesi che seguono si stacca poco alla volta (rimanendo unito al glande solo dal frenulo), si ritrae e verso i tre anni in genere ha raggiunto la sua posizione. Se ciò non avviene parliamo di fimosi, cioè di ristrettezza dell'anello prepuziale di origine congenita; anche nell'adulto può instaurarsi una fimosi come conseguenza di ripetuti processi infiammatori.
Io ricordo alle ragazze che quando avranno un bambino e gli faranno il bagno sarà bene che osservino il prepuzio, ogni tanto lo spingano delicatamente indietro, guardino se non vi sono arrossamenti e asciughino con accuratezza i genitali [8]. Ai ragazzi dico di lavarsi spesso liberando ed asciugando bene il solco che sta dietro al glande per evitare che si producano irritazioni o infiammazioni, come talvolta succede, per l'accumulo di smegma, cioè del secreto delle ghiandole locali misto a cellule morte; così alle ragazze dico di pulirsi, meglio lavandosi, dall'avanti all'indietro ogni volta che svuotano l'intestino.
C'è sempre qualcuno che riferisce di aver «fatto la
fimosi» intendendo l'intervento. Io spiego che in questo caso, dopo aver fatto
una anestesia locale, si solleva con una pinza il prepuzio e con le forbici si
circum-incide, asportando la parte che eccede e si cuciono i lembi della ferita.
«Come si chiama questa operazione?»
«Circoncisione» mi rispondono spesso e parliamo di questa pratica
presso i popoli che vivono nel deserto [9].
Per un popolo, gli Ebrei, non è solo una regola igienica ma anche un segno di
appartenenza a Dio, qualcosa come il nostro battesimo per cui chiedo: «Se il
pene è stato scelto per consacrare un popolo, dalla cui religione per giunta
noi deriviamo, possiamo fare i disegni osceni sulla porta del gabinetto? Perché
facciamo delle barzellette su questo organo e non le facciamo per esempio sul
fonte battesimale?» I ragazzi si fanno pensierosi [10].
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