realizzazione per il web di Irene Lobeck
Prima di fare dell'anatomia degli organi genitali ritengo molto importante fare della embriologia sia perché, avendone delle nozioni, diviene facile rispondere a molte domande degli alunni [1], sia perché solo conoscendo l'embriologia possiamo dare delle basi scientifiche al nostro lavoro di educazione alla sessualità.
L'embriologia, attraverso lo studio della formazione dei vari apparati o dei vari organi, ci da non solo la conoscenza profonda dell'anatomia e di molta patologia ma soprattutto ci fa intuire cos'è il sesso o meglio ci fa scoprire dove sta il sesso e quale è la sua funzione, per cui abbiamo le basi per togliere i giovani dall'errore di certe informazioni. Potrete consultare molti autori italiani o stranieri e troverete che ben pochi iniziano con l'embriologia (e fra questi pochi è doveroso citare Santori [2]) ma lo fanno solo per spiegare il formarsi degli organi genitali. Non troverete nessuno che spieghi come i cromosomi siano la causa prima della diversità dei sessi, non solo nell'anatomia e quindi nella fisiologia, ma anche nella psicologia [3].
Gli specialisti studiano, parlano di sesso cromosomico, genetico, cromatinico, gonadico, fenotipico, ormonale, psicologico, anagrafìco e persino sociale. Nell'America del Sud si parla anche di "sesso educazionale". Se talvolta può servire questa divisione in tanti comparti, quasi sempre rischia di far dimenticare l'unità del tutto, falsando la visione. Io dico che il sesso è in tutta la persona. Devo dimostrarlo.
![]()
Come nella precedente lezione cercherò di comunicare le nozioni, che ritengo necessarie darvi per il vostro lavoro, senza l'ausilio di figure le quali, se pure sono aggiunte, sconsiglio nel modo più assoluto di presentare, ad eccezione di alcune, ai ragazzi delle scuole medie inferiori per ovvie ragioni, mentre potranno essere di valido aiuto per gli adulti di qualsiasi ambiente culturale e per i giovani delle scuole superiori, specie dei licei, per renderli coscienti del fatto che "il grumo di sangue o la masserella di cellule" di cui si parla non è poi tanto un grumo o una masserella nel giorno in cui si fa la diagnosi di gravidanza [4]. Con i ragazzi e con i giovani mi servo ancora una volta di schizzi alla lavagna e di figure fatte con le mani. Chiedo loro di tenere un quaderno di educazione alla sessualità sul quale ripetono i disegni e scrivono i loro appunti: oltre che servire loro da testo mi diventa particolarmente utile per riprendere le lezioni, specie quando faccio corsi divisi nei tre anni della scuola dell'obbligo.
Le cellule sessuali sono l'ovulo nella donna e lo spermatozoo nell'uomo.
Come tutte le cellule del nostro corpo sono formate da due parti
principali, il citoplasma e il nucleo, separate fra di loro da una membrana e
dall'esterno da un'altra membrana.
Si pensi all'uovo di gallina: è come una cellula, enorme. Se poi noi
l'osserviamo troviamo che sotto il guscio, di cui ci occuperemo dopo, c'è una
pellicina, la membrana cellulare che contiene l'albume, il citoplasma o come
dice la parola il plasma, la parte nutritizia della cellula.
"Dentro l'albume cosa c'è?".
"Il tuorlo" mi rispondono i ragazzi.
"Fra l'albume e il tuorlo c'è ancora qualcosa".
"Una pellicina" dice qualcuno.
"Una pellicina che tiene in forma il tuorlo quando rompiamo l'uovo. Questa
pellicina è la membrana nucleare. Dentro questa membrana c'è il tuorlo, il
nucleo".
Tutte le cellule hanno questi componenti eccetto i globuli rossi circolanti nel
sangue che sono particolarmente modificati e non hanno nucleo e le cellule che
sfreghiamo via dalla nostra pelle quando ci laviamo perché morte, cioè senza
nucleo.
Se i componenti sono gli stessi la forma delle cellule muta secondo la funzione
della cellula stessa: avremo così delle cellule fatte ed affiancate come
piastrelle del pavimento nei capillari, così da lasciar passare nella
intercapedine le sostanze nutritizie o di rifiuto, oppure delle fibre, striate o
no, come dei fili che rilassandosi si allungano e contraendosi si accorciano
come avviene nei muscoli o ancora avremo delle cellule con alcuni filamenti che
sembrano radici e un filo lungo anche diversi decimetri nei quali corre la
corrente nervosa, come l'elettricità nei fili della luce.
L'ovulo,
il gamete femminile, ha una forma rotonda ed è molto grande. Insieme alle
cellule nervose è una delle più grandi del nostro organismo: un puntino di
matita disegnato su un foglio, 200 millesimi di millimetro.
E' fatto di una membrana cellulare (e disegno) con dentro il citoplasma,
separato, grazie alla membrana nucleare, dal nucleo. Il citoplasma nell'ovulo è
molto abbondante perché dovrà servire da dispensa alimentare al nuovo essere
per un po' di giorni, fino a che non sarà arrivato nell'utero.
"Nel nucleo ci sono i ... lunatici, gli abitanti della luna! I cromosomi.
Sono in un numero fisso per la specie che per noi è di 22 + 1".
"Ventitré" mi obiettano i ragazzi.
"No, ventidue più uno (e lo scrivo nel nucleo) e poi vedremo
perché".
Attorno
all'ovulo, per proteggerlo — ed è l'unica cellula protetta del nostro corpo
— c'è una specie di guscio, una specie di riccio di castagna dagli aculei
smussati. Questo guscio, che si chiama corona radiata, è composto da tante
piccole altre cellule affiancate e disposte a corona tutt'attorno all'ovulo.
Poiché l'ovulo è tanto grosso si muove con fatica: infatti, schizzato fuori
dall'ovaia, rotola giù lungo la tuba molto lentamente, trasportato dalla
corrente creata prima dalle fimbrie che l'hanno aspirato coi loro movimenti e
poi dalla tuba che lo fa procedere con le sue contrazioni (come abbiamo visto).
Per fare pochi centimetri di strada, dall'ovaio fino all'inizio o alla metà
della tuba ci impiega parecchie ore.
Esaminiamo
ora l'altra cellula sessuale, il gamete maschile, lo spermatozoo.
E' una cellula che deve fare un lungo percorso in fretta, senza lasciarsi
distrarre da nulla, senza disperdersi nei meandri dell'endometrio o nel
labirinto delle tube, condotta nella sua strada da messaggi emessi dall'ovulo
ai quali risponde", che non ha quasi bisogno di portarsi dietro riserve
alimentari mentre porta con sé tanta energia, tanto propellente da percorrere
ben 15 cm.
Se pensiamo che lo spermatozoo è una delle più piccole cellule del corpo
umano, larga 2 micron e lunga 4, ci rendiamo conto dell'enorme distanza che deve
superare. E i ragazzi si mettono a fare conti.
"Ma
in quanto tempo?" mi chiedono.
"Dipende dall'ambiente che trova, oltre che dalla sua propria velocità. A
volte impiega un paio di giorni per arrivare ad incontrare l'ovulo, a volte
bastano anche poche decine di minuti! E i ragazzi si mettono a calcolare una
velocità riportandola a misure correnti... [5].
Molto importante è la salute dello spermatozoo che si esprime con la vivacità
e quindi con la velocità e la resistenza.
"Per
fare questa strada che forma avrà?".
I ragazzi rispondono congiungendo le dita e proiettandole in avanti.
"Esatto. Avrà una forma dinamica, una forma adatta a risalire una corrente
liquida che scende lungo le vie genitali femminili, una forma quindi
idrodinamica".
"Ha una coda... Salta come i salmoni... Si muove a serpente...".
"Un momento! Ha una testa, la cellula, un collo che funziona da snodo e una
coda che raggiunge una lunghezza di 50 micron".
La
testa è ovoidale, vista da una parte (e la disegno un po' lontana dall'ovulo)
mentre vista dall'altra ha una forma schiacciata davanti e allargata dietro (e
disegno un secondo spermatozoo di profilo). Contiene come tutte le cellule il
nucleo, che però è spostato nella parte posteriore ed è circondato da
pochissimo citoplasma. Nella parte anteriore c'è una sostanza dura disposta a
cappuccio che ha il compito di perforare la corona radiata e per questo si
chiama cappuccio o perforatorio o acro-soma, corpo di punta.
"Nel nucleo abbiamo... gli astronauti. Ventidue più uno (e lo
scrivo)".
Ora c'è sempre un brusio, un fregarsi le mani un darsi gomitate e un
protendersi in avanti: i ragazzi hanno capito che conosceranno l'avventura nello
spazio a dimensioni microscopiche; le ragazze seguono composte e silenziose.

"Dietro la testa c'è il collo (e disegno) e dietro ancora la coda la quale si muove ad elica - e non a balzi o a serpente - e così spinge avanti la testa (e con la mano, il polso e il braccio simulo il movimento). Qui sotto, un seme di geranio - con la sua coda attorciliata - che spesse volte mostro ai ragazzi.

Il movimento è a trapano, a cavatappi, ed è possibile quindi il procedere solo
se incontra una resistenza, i liquidi che scendono dalle vie genitali femminili.
Un liquido molto importante, che invito i ragazzi a ricordare, è il muco
cervicale .
Prego qualcuno di farmi lo schizzo di un'astronave. Mandano sempre il più bravo
in disegno! Naturalmente deve illustrare ciò che disegna e tutti lo seguono,
gli suggeriscono.
"Quanti sono gli astronauti?... di che cosa si nutrono?... Che posizione
hanno?... Dove stanno gli astronauti?... E se capitasse un disastro, un
allunaggio brusco?" domando e ad ogni risposta faccio il confronto con lo
spermatozoo.
"Dove
sta il propellente?... Cosa avviene sull'astronave quando il serbatoio è
vuoto?... E dove finisce il serbatoio?... Come produciamo il propellente per
l'astronave? E qual è il rendimento?" Naturalmente i ragazzi non sanno
rispondere e li invito a chiedere, a cercare.
Il "carburante" per mandare avanti lo spermatozoo, l'A.T.P. o acido
adenosintrifosfato, è prodotto da tanti puntini, i mitocondri, che si trovano
nel collo, e si diffonde fino alla estremità della coda senza disperdersi
poiché il filamento caudale è avvolto da una membrana [6]. L'A.T.P. si scinde fino ad acido fosforico,
liberando l'energia che conteneva e che serve al movimento: è la materia che si
trasforma in energia con un rendimento termodinamico del 98%.
Siamo quasi alla perfezione: la formula di Einstein E = mc2 quasi realizzata. (Ovviamente qui si parla della formula e degli sforzi degli ingegneri.)
"Ditemi cos'è più grande l'astronave o lo spermatozoo?" Tutti
i ragazzi sono conquistati.
"Ma come parte l'astronave?... (Qualcuno la disegna sulla torre di lancio.)
Qual è la traiettoria?... Quando si mettono in moto i motori?..."
Gli spermatozoi vengono depositati a getti nel fondo della vagina e subito
iniziano la corsa con le loro forze, servendosi del muco cervicale, risalgono la
strada attraverso il canale cervicale, su su attraverso l'utero... guai se si
fermano, guai se tardano se vanno adagio! Devono correre, sentire i messaggi che
arrivano dall'ovulo: guai se sono distratti, se infilano la tuba sbagliata che
non contiene l'ovulo. Su su fra le pieghe della tuba ad incontrare l'ovulo.

Quanti
si perdono? Sono partiti in un numero altissimo - una cifra media che si aggira
sui 200 milioni e anche di più - ma in gran parte, i più deboli i malati i
malformati, vengono distrutti in vagina dove c'è un ambiente acido che li
attacca; un'altra gran parte si perde nell'utero o infila la tuba sbagliata;
un'altra parte si perde nelle pieghe della tuba. Solo pochi, una decina una
quindicina, arrivano vicino all'ovulo.
"Ma chi ha ancora la forza di penetrare la corona radiata?"
"Il più forte... Il campione..." rispondono i ragazzi "è la
selezione del migliore... e gli altri?"

Il
campione avrà ancora la forza di penetrare dentro l'ovulo (e lo disegno).
Questo rende subito impenetrabile i suoi involucri agli altri spermatozoi, che
moriranno. Un solo spermatozoo per un solo ovulo!"
"E i gemelli?"
"Sono due ovuli fecondati da due spermatozoi per cui si hanno i "gemelli
fratelli". Gli altri, quelli che si assomigliano moltissimo e sono
dello stesso sesso, li vedremo fra poco".
Da quando, nel dicembre '73, è stata pubblicata su Tempo Medico la foto che
coglieva l'istante della penetrazione dello spermatozoo nell'ovulo io l'ho
mostrata ai ragazzi ed essi restano ammirati e commentano sia la corona radiata
sia lo spermatozoo. Qualcuno arriva addirittura a notare che l'acrosoma è fatto
ad elica come la punta di un trapano. Ovviamente mi chiedono come si è potuto
fotografarlo [7].
"E' l'arrivo del vittorioso al traguardo..."
"L'allunaggio" mi disse una volta una ragazza.
"L'allunaggio (da allora le ho rubato il termine) grazie al quale si porta
la vita sulla luna..." e si discute sui progetti delle città lunari.
"Ma dove sta la vita?"
"Negli astronauti" mi rispondono; nessuno dice nei... lunatici.
"Nei 22+1 cromosomi dello spermatozoo quando si uniranno ai 22+1 cromosomi
dell'ovulo".
Come sono fatti questi cromosomi?
Sono come tanti bastoncini (e ne disegno alcuni alla lavagna dando ad uno di
essi la forma di una X e ad un altro la forma di una Y) che contengono la
spirale della vita, il D.N.A.
. Qualche ragazzo ne ha sentito parlare,
vogliono più notizie, vogliono leggere queste sigle e scrivere anche il nome
tutto intero (acido desossiribonucleico). Spiego loro che la materia è fatta di
elementi che disponendosi nello spazio occupano un volume: il sale per esempio,
di cui conosciamo il cristallo, è fatto dalla disposizione nello spazio del
cloro e del sodio.
Così questo acido con le varie molecole che lo compongono si dispone formando
una doppia spirale unita da pioli, come una scala a chiocciola (figura A) [8].
I
vari pezzetti di scala sono i geni (figura B)
- e qui esaminiamo la radice
"gen" e cerchiamo i vari vocaboli che ne derivano -.
"A cosa serviranno allora i geni?"
"Alla generazione" mi rispondono.
"E precisamente alla trasmissione dei caratteri ereditari, cioè di quel
corredo, di quella dote che ci viene dai nostri genitori, dai nonni e su su fino
ai primi uomini [9].
"I geni sono delle informazioni - o se volete degli stampini - dai quali
deriva tutto il nostro essere" [10].
Nei 22 cromosomi del padre e nei 22 della madre sono contenuti tutti i geni,
tutte le informazioni che daranno origine al nostro corpo (cromosomi
somatici).
"Se abbiamo un naso invece della proboscide sta scritto nei geni, se
abbiamo due mani e due piedi invece di quattro zoccoli sta scritto nei
geni". Siamo della specie umana perché i nostri antenati ci hanno
tramandato i caratteri della specie umana.
"Se
siamo fatti come i nostri genitori poiché abbiamo ricevuto da loro tutti i
caratteri ereditari è giusta una contestazione totale?" chiedo ai giovani
e li vedo farsi pensierosi.
Se abbiamo i capelli biondi o bruni, gli occhi azzurri o neri ecc., la salute o
la predisposizione alle malattie o addirittura le malattie ereditarie (punto che
li interessa moltissimo), lo dobbiamo ai nostri antenati. Parliamo di visita
prematrimoniale e della raccolta dei dati dell'anamnesi familiare e personale
che deve essere fatta molto tempo prima del matrimonio.
Invito i ragazzi non ancora informati a farsi spiegare dall'insegnante di
scienze le leggi di Mendel o della ereditarietà, cosa che fanno regolarmente.
Io mi limito a dire che Mendel era un monaco del secolo scorso il quale
incrociando piselli gialli con piselli verdi scoperse queste leggi [11].
Quando
lo spermatozoo è entrato nell'ovulo, i due nuclei si avvicinano, le membrane
nucleari si disferanno e i 22 + 1 cromosomi dello spermatozoo si incontrano con
i 22 + 1 cromosomi dell'ovulo che si sono intanto pure liberati: non si
avvicinano a casaccio, ma si scelgono prima di unirsi e così ogni cromosoma
maschile si avvicinerà a quello femminile che porta gli stessi geni ed entrambi
daranno, secondo le leggi di Mendel, il loro contributo a costruire quella
determinata parte del nostro corpo.
"Non
abbiamo la proboscide ma abbiamo un naso che assomiglia un poco a quello di
papà un poco a quello di mamma. Cosa è successo?
Pensate a tante piastrine da mosaico, tante piastrine azzurre e tante rosse per
esempio. Le mettete accanto, date loro una mescolata e salta fuori una certa
figura. I geni del padre si sono mescolati con quelli della madre.
"Se ripetiamo il giochetto è possibile che si abbiano due figure
assolutamente uguali?...
"Così avviene per i fratelli: si assomigliano perché fatti con le stesse
piastrine dello stesso colore, ma non sono uguali.
"Siamo tutti uomini, e quindi fratelli grazie ai geni provenienti dai
nostri progenitori ma nessuno di noi è uguale all'altro. Persino le impronte
digitali e il timbro della voce sono diversi.
"Tutti fratelli ma ognuno è un essere a sé, irrepetibile, anche se
siamo oltre i quattro e mezzo miliardi di individui [12]. "22 cromosomi + 22 fanno 44: e qui è
contenuta tutta l’informazione per il nostro corpo".
Esaminiamo
ora l'altro cromosoma, il cromosoma del sesso. Negli ovuli ce n'è uno
sempre uguale che abbiamo chiamato X. Negli spermatozoi ci può essere un
cromosoma simile a quello femminile X oppure uno "ridotto a metà" Y
(e li metto nei gameti).
"Quale spermatozoo abbiamo fatto entrare nell'ovulo?"
"Quello con la X... quello con la Y" mi rispondono.
"Ammettiamo di aver fatto entrare quello con la Y: si avvicina al cromosoma
X dell'ovulo, si appaiano, e insieme forniranno l'informazione per dare un
maschio".
Invito
i ragazzi a leggere con me il contenuto della nuova cellula, lo zigote: "44
cromosomi somatici che daranno quindi un essere della specie umana, coi
cromosomi X e Y cioè maschio. Questo essere è un uomo".
Se invece entra lo spermatozoo portatore di X, avremo un essere della specie
umana (44) più XX cioè femmina, quindi donna.
L'aver
tenuto separati i cromosomi somatici da quelli sessuali non solo mi permette di
dire ai ragazzi che "ogni uomo è mio fratello" ma anche che abbiamo
qualcosa in comune con gli altri esseri sessuati: i cromosomi del sesso.
"L'uomo è il signore e quindi al servizio — e non il padrone!
— di ciò che esiste" dico sempre loro e mi raccontano dei loro
animali.
Ogni tanto c'è qualcuno che, avendo letto o sentito qualcosa sulla sensibilità
delle piante, mi permette di parlare alla scolaresca delle esperienze fatte da
Bachster sulla loro capacità di recepire il pensiero dell'uomo e di reagire di
conseguenza con onde che sono state captate e registrate da apparecchiature
molto sensibili [13]. A volte si
continua parlando degli esperimenti in laboratorio e degli interventi dell'uomo
sulla natura: si parla del mulo, del mandarancio e del castrato (che il popolo
chiama "sanato").
"L'uomo in questo caso non si è comportato da signore ma da padrone
perché ha prodotto per il suo servizio degli esseri incapaci di trasmettere la
vita".

"Quando
incomincia la vita?"
"Quando i cromosomi si sono uniti..." mi rispondono.
"Si lasci stare nel suo ambiente naturale la nuova cellula, lo zigote, formata
dalle due cellule genitrici: ci pensa lei da sola a diventare un bel
bambino".
"E
come comincia la vita, sessuata o no?"
"Sessuata" mi rispondono.
"O uomo o donna".
"Ma allora io ho letto di un uomo che non era un uomo e ha fatto
l'operazione..."
"Ci arriveremo. Ricordo che l'educazione sessuale è educazione ad
aspettare".
"Esaminiamo una cosa molto importante: parliamo del diritto. La legge dice
che un bambino ha vita se ha compiuto un primo atto autonomo.
Poiché il primo atto che il bambino compie quando viene alla luce è il respiro
diciamo che il bambino ha vita quando ha respirato. Allora come la mettiamo con
l'inizio della vita?"
"E' esatto: quando i cromosomi si sono appaiati, si dispongono su dei
meridiani fatti da un fuso, che nel frattempo si è formato nella cellula,
portandosi all'equatore. Poi i cromosomi si dividono per il lungo e formano
così due gruppi uguali che si allontanano l'uno dall'altro portandosi verso i
poli della cellula, dove verranno circondati da una nuova membrana nucleare e
così dallo zigote iniziale si avranno due cellule figlie uguali fra di loro nel
corredo ereditario.
Tutto
questo lavoro è stato fatto autonomamente, senza l'aiuto di nessuno, dalla
cellula fecondata, che ha talmente tanta vita da trasformarsi in altre
cellule".

"Due cellule si divideranno e diverranno quattro, poi otto, sedici, trentadue, sessantaquattro, ecc. [14a], disponendosi a mora di siepe, morula: ogni piccolo "acino della mora", blastomero, è una cellula che ha ricevuto come le prime due il suo corredo cromosomico. Quindi ogni cellula è "marcata di specie umana e - nel nostro caso - di sesso maschile" e disegno la morula mettendo nelle cellule il numero dei cromosomi e il sesso.
Se ai primi stadi della divisione, un blastomero, una cellula, si stacca dal gruppo e cresce per conto suo avremo lo sviluppo di due gemelli identici perché provengono dallo stesso zigote: sono dello stesso sesso si assomigliano moltissimo e hanno le stesse impronte digitali. Chiameremo questi gemelli monoovulari o meglio monozigoti. I ragazzi riferiscono i casi di parti plurigemini di cui sono venuti a conoscenza e chiedono la modalità della loro formazione, se la gemellarità è ereditaria e a volte ne domandano anche la frequenza [14b].
I gemelli monozigotici sono molto studiati in genetica poiché, avendo lo stesso
corredo ereditario, se crescono in ambienti diversi si prestano molto per
esaminare l'azione dei fattori esterni sulla costituzione genetica.
I genitori che li vestono nella stessa maniera, li mandano nella stessa classe e magari nello stesso banco di scuola non so se agiscono nel miglior modo: secondo me sarebbe meglio tenerli il più possibile staccati al fine di dar loro, per quanto è possibile, una individualità.
"Ho sentito che si ammalano insieme e che muoiono nello stesso
giorno".
"E' vero che avendo lo stesso corredo cromosomico hanno la stessa
sensibilità alle malattie per cui frequentemente si ammalano, almeno nei primi
anni, nello stesso periodo e persino negli stessi giorni della stessa forma,
anche se tenuti lontani. Per la morte intervengono tanti fattori anche
psicologici, ambientali e accidentali che non mi sentirei di affermarlo".
A volte capita di incontrare nella stessa classe dei gemelli: se sono di sesso
diverso i ragazzi subito parlano di biovulari ma se hanno lo stesso sesso mi
chiedono una risposta. Faccio alzare in piedi gli alunni "da studiare"
e se sono diversi la risposta è ovvia, così come è ovvia se si assomigliano
moltissimo.
Guardando la loro corporatura dico: "tu sei il primo nato".
"Ma come ha fatto a indovinarlo?"
"Sei il più piccolo, più minuto poiché nell'utero tu stavi più in
basso... Sei uscito prima, quindi hai fatto lo sforzo di aprire la via che il
tuo gemello ha trovato già fatta ed è quindi giusto che tu sia il
primogenito".
E i gemelli siamesi?"
"Sono due gemelli che durante lo sviluppo restano attaccati in qualche
parte del corpo". Qui le domande abbondano: vogliono conoscere le
possibilità operatorie, chiedono dei mostri, del Cottolengo, perché nascono
così.
Sembra incredibile ma la teratologia li interessa ed io piuttosto li distraggo
dando loro notizie storiche [15].
Comunque rispondo brevemente e solo alle loro domande: se la parte con la quale
i gemelli sono uniti è separabile allora si fa l'intervento. Qualche anno fa a
Torino sono state separate due bambine che ovviamente il chirurgo ha seguito
molto anche sotto l'aspetto psicologico (stupore dei ragazzi!). I mostri non
sono esseri mezzo uomo e mezzo animale ma gemelli incompleti, siamesi non
separabili oppure uomini che, per arresto di sviluppo, presentano anomalie
anatomiche che non permettono loro di circolare liberamente perché... saremmo i
primi noi a guardarli e magari a deriderli facendoli soffrire, per cui sono
accolti in ambienti particolari come il Cottolengo, il quale ospita abitualmente
dei minorati, specialmente psichici, oltre ai vecchietti rimasti soli [16]. Non sappiamo, dico ai
ragazzi, perché nascano dei gemelli uniti: si presume che, come avviene per
qualsiasi arresto di sviluppo, un evento patogenetico — virus irradiazioni
sostanze tossiche farmaci — determini il tutto irreversibilmente. Comunque
sono molto rari. Per capire dobbiamo continuare nello sviluppo del bambino. (Il
filo conduttore per me è sempre lo schizzo alla lavagna.)

La nostra morula rotola giù lentamente lungo la tuba per impiantarsi nell'utero ed intanto fra le cellule periferiche e la massa centrale si forma una cavità che si riempie di liquido, dando una immagine di anello a castone, blastocisti.
Lo strato cellulare periferico, il trofoblasto, serve per il nutrimento della massa interna, o nodulo embrionario, e per l'impianto nell'utero.
La
massa centrale, le cellule del nodulo embrionario, aumentano di numero
con la moltiplicazione ma ora, invece di crescere come una palla, si dispongono
come dei fogli (foglietti embrionali), che dal dietro si
portano in avanti fino a formare
dei tubi uno dentro l'altro: prima un foglietto esterno che si chiama ectoderma,
poi uno interno o endoderma e quindi uno di mezzo o mesoderma.
Disegno alla lavagna uno schizzo (che gli embriologi giustamente definirebbero
semplicistico!) con i tre tubi fatti da tante cellule, sempre contenenti il
corredo cromosomico.
![]()